A pochi passi dall’Hotel Centrale c’è la piccola via Margutta, luogo di gallerie d’arte e di ristoranti alla moda che anticamente ospitava botteghe artigiane e stalle. Il rione di cui fa parte si chiama Campo Marzio e si trova nella zona nota come il ‘quartiere degli stranieri’, alle pendici del monte Pincio. Rappresenta un’altra chicca di Roma perché è una strada incantevole e tranquilla e, pur trovandosi in pieno centro, sembra “fuori porta”, profumata dal verde e dalle vigne e amata da artisti, pittori, scultori e antiquari.
Resta nella memoria la canzone del 1986 di Luca Barbarossa dedicata a questa strada, che si intitolava proprio “Via Margutta”. Nel testo la strada rievocava la nostalgia di una donna e il ricordo di una storia: “amore vedessi com’è bello il cielo a via Margutta questa sera, a guardarlo adesso non sembra vero che sia lo stesso cielo dei bombardamenti e dei pittori, dei giovani poeti e dei loro amori consumati di nascosto in un caffè” e nella seconda strofa “… Non sembra vero che sia lo stesso cielo dell’oscuramento e dei timori dei giovani semiti e dei loro amori…” e concludeva, rivolto alla donna: “amore vedessi com’è bello il cielo a via Margutta insieme a te, a guardarlo adesso non sembra vero che sia lo stesso cielo che ci ha visto soffrire, che ci ha visto partire, che ci ha visto…”.
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